Calcio
Ranking UEFA, Italia in difficoltà: l’eliminazione dell’Atalanta complica la corsa al posto extra
L’uscita di scena della Atalanta dagli ottavi di finale di Champions League segna un passaggio delicato per il calcio italiano anche fuori dal campo. Con l’eliminazione per mano del Bayern Monaco, infatti, l’Italia perde terreno nel ranking UEFA per nazioni, scivolando dal quarto al quinto posto.
L’Italia si stacca nel ranking UEFA
A beneficiare della situazione è il Portogallo, che completa il sorpasso e complica ulteriormente la corsa degli italiani verso uno dei due slot aggiuntivi per la prossima Champions League. Il distacco dalla seconda posizione — quella che garantisce il posto extra — si amplia sensibilmente: da meno di mille punti a oltre millecinquecento, rendendo la rimonta sempre più difficile.
In vetta alla classifica resta saldamente l’Inghilterra, già certa aritmeticamente di uno dei due posti supplementari grazie ai risultati complessivi dei suoi club. Alle sue spalle prosegue la sfida tra Spagna e Germania per la seconda piazza, con gli iberici al momento avanti.
Il meccanismo del ranking UEFA è ormai consolidato: i risultati ottenuti da tutte le squadre di una stessa federazione nelle competizioni europee contribuiscono a un punteggio complessivo stagionale. Vittorie, pareggi, qualificazioni e avanzamenti nei turni garantiscono punti, a cui si aggiungono bonus legati alla partecipazione e al rendimento.
Un aspetto fondamentale è il sistema di calcolo: il totale dei punti raccolti viene diviso per il numero di squadre partecipanti per ciascuna nazione. Un criterio che rende il rendimento medio ancora più determinante e penalizza chi perde rapidamente club lungo il percorso europeo.
Per l’Italia, le speranze restano ora affidate alle poche squadre ancora in corsa tra Europa League e Conference League. Servirà un finale di stagione quasi perfetto per provare a ridurre il gap e rientrare nella lotta per il secondo posto, ma la strada, dopo l’eliminazione dell’Atalanta, appare decisamente in salita.
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Calcio
Champions League, Atletico Madrid-Arsenal 1-1: equilibrio e tensione
Nella seconda semifinale di andata di Champions League, termina in parità la sfida tra Atletico Madrid e Arsenal, un goal a testa che rimanda tutto al ritorno.

Non sempre la Champions League regala spettacolo e valanghe di gol. Dopo le emozioni travolgenti di PSG-Bayern Monaco, il confronto tra Atletico Madrid e Arsenal riporta la competizione su binari più tattici e prudenti. Al Wanda Metropolitano va in scena una gara bloccata, intensa ma povera di occasioni, che si chiude sull’1-1 lasciando tutto aperto in vista del ritorno. Le due squadre, entrambe alle prese con un periodo complicato, scelgono un approccio attento, quasi timoroso. Il risultato è una partita spezzettata, fisica, in cui prevale la paura di concedere piuttosto che la voglia di rischiare. Come spesso accade in questi contesti, a fare la differenza sono gli episodi.
Champions League: Atletico Madrid e Arsenal non si fanno male
Nel primo tempo sono i londinesi a sfruttare meglio una delle poche situazioni favorevoli. Un contatto leggero ma sufficiente tra Hancko e Gyökeres viene sanzionato con calcio di rigore. Dal dischetto, lo stesso attaccante svedese non sbaglia e porta avanti i Gunners. La risposta dei Colchoneros arriva nella ripresa, sempre dagli undici metri. Un tocco di mano di White offre l’occasione del pareggio, che Álvarez trasforma con freddezza. Da quel momento la partita resta in bilico, ma senza veri sussulti offensivi.
L’episodio più vicino a rompere l’equilibrio è una traversa clamorosa colpita da Griezmann, unico lampo in una serata complessivamente avara di emozioni. Nel finale, un altro possibile rigore per l’Arsenal viene annullato dopo revisione VAR dall’arbitro, che giudica non falloso l’incrocio di gambe tra Hancko ed Eberechi Eze.

Tutto rimandato al ritorno
Il pareggio, nel complesso, rispecchia l’andamento di una gara divisa in due fasi: meglio l’Arsenal nella prima frazione, più intraprendente l’Atletico nella seconda. Tutto rimandato al ritorno, dove servirà qualcosa in più per conquistare la finale. Una sensazione però emerge con chiarezza: rispetto all’altra semifinale, il livello delle favorite sembra trovarsi altrove. Qui, più che il talento, ha dominato la tensione. E per il verdetto definitivo, servirà molto più coraggio.
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