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Calcio, l’allenatore Lucescu ricoverato in coma farmacologico

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Il mondo del calcio è in apprensione per le condizioni di Mircea Lucescu, ricoverato in coma farmacologico in un ospedale di Bucarest. L’ex allenatore di Pisa e Inter, attuale commissario tecnico della Nazionale rumena, ha 80 anni ed è in condizioni gravi ma stabili dopo un malore avuto martedì scorso al termine della partita contro la Turchia.

Calcio, le condizioni di Lucescu

Secondo quanto riportato dal direttore di Gazeta Sporturilor, Ovidiu Ioanițoaia, Lucescu ha subito un infarto che ha richiesto un intervento urgente. L’episodio è stato complicato da successive aritmie, che hanno peggiorato le sue condizioni, portando lo staff medico a indurlo in coma farmacologico, mentre inizialmente era previsto il suo ritorno a casa il 3 aprile.

“Purtroppo non c’è niente di nuovo. Dal punto di vista medico, Mircea Lucescu è in condizioni critiche, ma gravi e stabili. È intubato, ventilato, sedato, è incosciente. Come abbiamo visto tutti, ieri sera anche Răzvan Lucescu è venuto da Salonicco, ma non ha potuto parlare con suo padre. Lo ha solo visto, perché Lucescu è attaccato alle macchine per la respirazione artificiale, incosciente. Ripeto, la situazione è critica”, ha spiegato Ioanițoaia, sottolineando la delicatezza della situazione e l’intenzione di non diffondere ulteriori dettagli per evitare speculazioni mediatiche.

Negli ultimi giorni, alcune voci dai media turchi avevano parlato di morte cerebrale e persino di decesso, alimentando ulteriori preoccupazioni. Tuttavia, queste notizie non trovano conferma e il quadro clinico resta quello di un paziente in condizioni critiche ma stabile.

La notizia ha scosso il mondo del calcio, dove Lucescu è una figura di riferimento, ammirata non solo in Romania ma anche in Turchia e in Italia per le sue esperienze con club di alto livello. Familiari, colleghi e tifosi seguono con apprensione l’evolversi delle ore, sperando in un miglioramento delle condizioni del tecnico.

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Euro 2032 a rischio: Ceferin lancia l’allarme sulle infrastrutture italiane

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“Avete infrastrutture calcistiche tra le peggiori d’Europa. Se gli impianti non cambieranno, Euro 2032 da voi non si giocherà.” Parole dure quelle pronunciate da Aleksander Ceferin, che evidenziano l’urgenza di interventi concreti per il calcio italiano. L’Italia, insieme alla Turchia, è stata scelta per ospitare Euro 2032, ma gli stadi e le strutture sportive del nostro Paese non sembrano essere all’altezza della sfida.

Euro 2032, solo l’Allianz Stadium soddisfa

Al momento, solo l’Allianz Stadium, con i suoi 41.500 posti e inaugurato nel 2011, soddisfa i requisiti richiesti per competizioni internazionali. Per le altre città italiane candidate a ospitare le partite, la situazione è preoccupante: impianti datati, mancanza di modernizzazione e ritardi burocratici rischiano di compromettere l’organizzazione dell’evento.

Secondo l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, il nodo principale riguarda il confronto tra FIGC e Governo sui ritardi nella distribuzione dei fondi destinati alla riqualificazione degli stadi e alla costruzione di nuovi impianti. In ballo c’è un accordo che garantirebbe alla Federazione l’1% degli introiti derivanti dalle scommesse, cifra stimata tra i 150 e i 200 milioni di euro all’anno da investire nei lavori.

Il confronto con la Turchia è impietoso. Gli stadi turchi sono moderni e funzionali: a Istanbul, il Vodafone Park del Besiktas è del 2016, l’Ali Sami Yen del Galatasaray del 2011, mentre altre città come Kayseri (2009), Konya (2014), Bursa (2015), Gaziantep (2017), Izmir (2020) e Antiochia (2021) vantano impianti recenti o di nuova costruzione. Inoltre, Ankara e Antalya hanno già in programma la costruzione di nuovi stadi.

In Italia, invece, solo Cagliari e Roma mostrano segnali di avanzamento nei progetti di rinnovamento. Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo e Verona restano ancora in attesa di interventi concreti. Senza un’accelerazione nei lavori e un impegno reale da parte delle istituzioni, il sogno di vedere Euro 2032 disputarsi sul suolo italiano rischia di allontanarsi. L’allarme di Čeferin è chiaro: il tempo stringe, e serve un cambio di passo deciso se l’Italia vuole mantenere il diritto di ospitare uno degli eventi sportivi più importanti del continente.

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Calcio

Italia, finisce l’era Gattuso: rescissione consensuale con gli azzurri

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Si chiude l’avventura di Gennaro Gattuso sulla panchina della Nazionale italiana di calcio. La FIGC ha raggiunto un accordo con il tecnico per la risoluzione consensuale del contratto: manca soltanto l’ufficialità formale, attesa a breve, ma la separazione è ormai definita.

Italia, la decisione del Commissario Tecnico

La decisione arriva in un contesto già scosso da importanti cambiamenti ai vertici federali. Nelle ultime ore, infatti, Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni da presidente federale, mentre Gianluigi Buffon ha fatto un passo indietro dal ruolo di capo delegazione. Un terremoto istituzionale che ha inevitabilmente accelerato anche la conclusione del rapporto con Gattuso, arrivato appena nove mesi fa con l’obiettivo di rilanciare la Nazionale.

Il comunicato e le parole del tecnico

La Federazione ha voluto salutare l’allenatore con un messaggio ufficiale di riconoscenza: “La Federazione Italiana Giuoco Calcio e Gennaro Ivan Gattuso hanno risolto consensualmente il contratto che legava l’allenatore calabrese alla panchina della Nazionale italiana di calcio. La FIGC ringrazia Gattuso e tutto il suo staff per la serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato negli ultimi nove mesi e augura loro i migliori successi per il prosieguo della carriera.”

Toccanti anche le parole dello stesso Gattuso, che ha spiegato le ragioni della sua scelta: “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale. La maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore”.

Con l’addio ormai definito, si apre ufficialmente il tema del nuovo commissario tecnico. Le valutazioni della Federazione sono già in corso e l’annuncio del successore potrebbe arrivare a stretto giro. Per la Nazionale italiana si apre dunque una nuova fase, con l’obiettivo di ritrovare stabilità e risultati dopo un periodo di cambiamenti profondi.

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FIGC: arrivano le dimissioni del Presidente Gravina

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Una svolta attesa, ora diventata ufficiale: Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni da Presidente della FIGC, chiudendo così il suo mandato al vertice del calcio italiano in uno dei momenti più delicati degli ultimi anni. La decisione è maturata dopo il pesante ko di Zenica, un risultato che ha sancito l’esclusione dell’Italia dal terzo Mondiale consecutivo. Un fallimento sportivo che ha inevitabilmente accelerato il passo verso un cambio ai vertici federali, diventato ormai inevitabile.

FIGC, le dimissioni di Gravina

Gravina ha comunicato la propria scelta nel corso della riunione tenutasi presso la sede della FIGC a Roma, alla presenza di tutte le componenti del sistema calcio: dalla Serie A alla Serie D, passando per le leghe professionistiche, i dilettanti, l’associazione allenatori e quella dei calciatori. Un passaggio istituzionale formale, ma carico di significato per il futuro dell’intero movimento. Contestualmente alle dimissioni, è stata fissata la data per le nuove elezioni federali: si voterà il prossimo 22 giugno, quando verrà designato il nuovo presidente. Fino ad allora, Gravina resterà comunque in carica per garantire la continuità gestionale.

Intanto, iniziano già a circolare i primi nomi per la successione. Tra i principali candidati figurano Giovanni Malagò, attuale numero uno del CONI, Giancarlo Abete, già presidente FIGC in passato, e Matteo Marani, presidente della Lega Pro. Profili diversi tra loro, ma accomunati dalla necessità di ricostruire credibilità e risultati.

Si apre dunque una fase di transizione cruciale per il calcio italiano, chiamato a ripartire dopo l’ennesima delusione internazionale. Il prossimo presidente avrà il compito non solo di rilanciare la Nazionale, ma anche di intervenire su un sistema che da tempo mostra segnali di difficoltà strutturale. Il conto alla rovescia è iniziato: il 22 giugno rappresenterà molto più di una semplice elezione, ma l’inizio di un nuovo capitolo per tutto il movimento calcistico italiano.

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