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Rugby: Parisse nello staff della Nazionale Maschile
Sergio Parisse torna a far parlare di sé in chiave tecnica: la Federazione Italiana Rugby ha ufficializzato il suo ingaggio nello staff della Nazionale Maschile a partire dal 1° luglio 2026. Parisse, 42 anni, entrerà a far parte del team come assistente allenatore con responsabilità sul reparto degli avanti, concentrandosi in particolare sulla rimessa laterale.
Rugby, il commento di Parisse
“Tornare in Italia e poter contribuire da dentro FIR alla crescita della Nazionale e di tutto il movimento rugbistico del mio Paese è una straordinaria opportunità”, ha dichiarato Parisse. “Sono felice di poterlo fare affiancando un allenatore con cui ho lavorato durante i miei anni da giocatore allo Stade Francais e di cui ho profonda stima come Gonzalo Quesada, entrando a far parte di uno staff di alto livello e con la possibilità di mettermi a disposizione di un gruppo di atleti dal grande potenziale e dalla grande etica di lavoro”.
Parisse, unico rugbista italiano inserito nella Hall of Fame di World Rugby, porta con sé una carriera impressionante: 142 caps internazionali, cinque Rugby World Cup disputate tra il 2003 e il 2019 e dodici stagioni come Capitano degli Azzurri. La sua esperienza prosegue ora nel ruolo tecnico dopo aver ricoperto un incarico analogo presso il Toulon RC, club del Top14 francese dove ha concluso la carriera da giocatore nel 2023.

Foto di Thomas Serer su Unsplash
Le parole di Duodo, Presidente della FIR
Andrea Duodo, Presidente della FIR, ha commentato: “Il legame che unisce Parisse alla maglia azzurra non ha bisogno di essere ricordato… il suo ritorno in Italia, dopo oltre vent’anni nel rugby francese, è un valore aggiunto non solo per lo staff di Gonzalo, ma per l’intero movimento”. Il Commissario Tecnico Quesada ha aggiunto: “Sergio è stato un grandissimo giocatore, un punto di riferimento per l’Italia… aggiungerà la sua professionalità ed esperienza ad uno staff che ha già grandissime qualità umane e professionali”.
La Federazione continua intanto il reclutamento per finalizzare anche l’ingaggio di un assistente dedicato alla mischia ordinata, in vista delle finestre internazionali di luglio e novembre.
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Scherma: la Santuccio trionfa in Coppa del Mondo!
Scherma: Alberta Santuccio domina a Saint-Maur: trionfo azzurro in Coppa del Mondo. La spadista italiana conquista la seconda vittoria consecutiva e chiude la stagione nel migliore dei modi.

Grande Italia nella scherma internazionale e straordinaria prestazione di Alberta Santuccio, protagonista assoluta nell’ultima tappa della Coppa del Mondo di spada femminile disputata a Saint-Maur, in Francia. L’azzurra ha conquistato la medaglia d’oro al termine di una giornata praticamente perfetta, confermando il suo eccezionale stato di forma nel finale di stagione. Per la schermitrice italiana si tratta del secondo successo consecutivo nel circuito mondiale dopo il recente trionfo di Medellin, un risultato che certifica la continuità di rendimento della campionessa azzurra e la crescita costante mostrata negli ultimi mesi.
Scherma: finale dominata contro Hadley Husisian
Nel match decisivo, Alberta Santuccio ha superato con autorità la statunitense Hadley Husisian con il punteggio di 15-8, controllando l’assalto sin dalle prime stoccate e mostrando grande lucidità nei momenti chiave dell’incontro. La vittoria di Saint-Maur rappresenta il quarto successo in carriera in Coppa del Mondo per la schermitrice delle Fiamme Oro, sempre più protagonista assoluta della spada femminile internazionale.

Percorso impeccabile sulla pedana francese
Il cammino della campionessa italiana è stato di altissimo livello fin dalle prime eliminazioni dirette. Dopo aver superato il derby azzurro contro Giulia Paulis nei sedicesimi, Santuccio ha eliminato la polacca Klughardt agli ottavi e la statunitense Nixon nei quarti di finale. Molto combattuta la semifinale contro la cinese Jingwen Yang, vinta dall’azzurra con il punteggio di 15-11 grazie a una gestione tattica impeccabile dell’assalto. Tra i momenti più emozionanti della giornata anche il successo all’ultima stoccata contro l’israeliana Botvinnik, battuta 14-13 in uno degli assalti più intensi della competizione.
Italia protagonista nella scherma mondiale
Il trionfo di Alberta Santuccio conferma ancora una volta il grande momento della scherma italiana femminile, già protagonista durante tutta la stagione internazionale. Negli ultimi mesi le azzurre hanno raccolto risultati prestigiosi nelle principali competizioni del circuito mondiale, consolidando il ruolo dell’Italia tra le nazioni di riferimento della spada femminile. La vittoria di Saint-Maur chiude nel migliore dei modi la stagione di Coppa del Mondo e proietta l’atleta siciliana verso i prossimi grandi appuntamenti internazionali con entusiasmo e ambizioni sempre più importanti.
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Boxe, morto a 88 anni Francesco De Piccoli: il campione di pugilato italiano
È morto a 88 anni Francesco De Piccoli, oro olimpico a Roma 1960 nei pesi massimi. Figura storica della boxe italiana, lascia un’eredità importante nello sport azzurro.

Il mondo della boxe italiana è in lutto per la scomparsa di Francesco De Piccoli, conosciuto anche come “Franco”. Il campione, tra i protagonisti più importanti della storia del pugilato azzurro, si è spento all’età di 88 anni, lasciando un segno profondo nello sport nazionale. Figura simbolo dei pesi massimi, De Piccoli ha rappresentato per anni un punto di riferimento sia a livello dilettantistico che professionistico, contribuendo a dare prestigio alla boxe italiana soprattutto negli anni ’60.
Dalle origini veneziane all’oro olimpico nella boxe
Nato a Venezia il 29 novembre 1937, Francesco De Piccoli si impose rapidamente nel panorama pugilistico nazionale. Prima del successo olimpico, aveva già costruito un curriculum di grande valore: due titoli di campione d’Italia e la vittoria ai Mondiali militari nel 1960 disputati a Wiesbaden, in Germania. Il momento più alto della sua carriera arrivò però alle Olimpiadi di Roma 1960, dove conquistò la medaglia d’oro nei pesi massimi. Nel percorso olimpico superò avversari di alto livello come il belga Willy Venneman e il sovietico Andrey Abramov, già due volte campione europeo. In semifinale ebbe la meglio sul cecoslovacco Josef Nemec, mentre in finale vinse in modo netto contro il sudafricano Daan Bekker, chiudendo il match per KO alla seconda ripresa. Con lui, quella spedizione azzurra entrò nella storia insieme ad altri grandi nomi come Nino Benvenuti e Francesco Mussi. Il suo bilancio dilettantistico racconta 52 vittorie, 6 sconfitte e un pareggio.
Una carriera professionistica brillante ma breve
Passato al professionismo, De Piccoli mostrò subito grande potenza e aggressività, ottenendo 25 vittorie tra il 1960 e il 1963, di cui molte per KO nelle prime riprese. Tuttavia, la sua carriera fu condizionata da una certa vulnerabilità ai colpi, fattore che ne limitò la continuità ai massimi livelli. Nel corso degli anni subì anche alcuni atterramenti, riuscendo però spesso a restare in piedi e a portare a termine gli incontri. Tra i suoi match più seguiti resta memorabile la serata al PalaEur, dove arrivò a richiamare oltre 14.000 spettatori, numeri eccezionali per l’epoca.

Il declino sportivo e il ritiro
Nel 1963 arrivò la prima sconfitta contro Wayne Betha, seguita da altri stop negli anni successivi, tra cui quelli contro Joe Bygraves, Everett Copeland e Peter Weyland. Proprio dopo quest’ultimo incontro, nel 1965, decise di ritirarsi definitivamente dal ring. Il suo addio al pugilato segnò la fine di una carriera intensa ma relativamente breve nel professionismo.
Conclusa l’attività sportiva, Francesco De Piccoli tornò a una vita più tranquilla a Venezia, dove si dedicò anche al lavoro come istruttore di guida nella sua autoscuola, attività che poi lasciò al figlio. Nel 2004 il giornalista Valter Esposito gli dedicò una biografia, contribuendo a preservarne la memoria sportiva e umana. Nel mondo della boxe era conosciuto con il soprannome di “Gigante buono”, un appellativo che raccontava bene il suo carattere gentile fuori dal ring.
La scomparsa di Francesco De Piccoli rappresenta una perdita significativa per lo sport italiano. Il suo oro olimpico e i suoi successi hanno contribuito a scrivere pagine importanti della boxe azzurra, rendendolo una figura ancora oggi ricordata con grande rispetto.
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